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lunedì 14 luglio 2014

Kesha ammette: "ero solo un burattino, mi sento bugiarda nei confronti dei fan"

Come forse già avrete sentito, Kesha ha attraversato un lungo e difficile anno a causa di disordini alimentari che l'hanno portata anche a ricoverarsi in rehab.


La cantante americana, nonostante il grande successo delle sue canzoni, non ha mai vissuto bene la popolarità arrivatale così all'improvviso come ha recentemente dichiarato alla stampa. Le parole della cantante non suonano nuove ma sono soltanto l'ennesima conferma dei falsi miti che l'industria musicale crea nei confronti della gente.

Per una volta dobbiamo fare un applauso a Kesha che ha dimostrato una grande maturità. Chissà cosa tirerà fuori musicalmente adesso che è finalmente libera di fare quello che vuole senza che la casa discografica le imponga i ritmi pop dei suoi ultimi album.

Ecco le parole della cantante:

E’ vero, ho scritto canzoni che parlavano di fare festa, ma il mio piccolo, sporco segreto è che adesso sono una persona responsabile. Ora prendo la mia carriera molto più seriamente, e di sicuro non ho imparato questo facendo feste. Ma nel periodo in cui avevo davvero bisogno di aiuto e supporto, io mi ero isolata e cacciata fuori dalla realtà ed immaginavo che le persone inventassero storie su di me.

L’industria musicale, purtroppo, ha creato delle aspettative irrealizzabili circa le caratteristiche che un corpo debba incarnare, e per questo io ho iniziato ad essere criticata un po’ da tutti a causa del mio fisico. Mi sentivo come se le persone stessero sempre in agguato, pronte a scattare foto ed a caricarle in internet o stamparle su riviste in maniera tale da farmi sembrare orribile.

Mi sentivo come una bugiarda: dicevo alla gente di accettarsi e sentirsi bene con se stessi mentre io diventavo odiosa con me stessa ed iniziavo a ferire seriamente il mio corpo. Volevo controllare ciò che non era in mio potere, ma non mi rendevo conto di stare controllando le cose sbagliate. Mi convinsi che diventare malata, diventare magrissima fosse parte del mio lavoro. Così mi sentivo in qualche modo più sicura di me.

Ho capito che ero in grado di lasciarmi andare quando ho acquisito abbastanza confidenza per salire su un aereo sapendo già che i paparazzi sarebbero stati lì pronti ad immortalarmi, sia alla partenza che all’arrivo. In quel momento mi sono sentita finalmente bene e da allora vedere le mie foto in giro non mi ha più fatta stare male.



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